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   11 dicembre 2017 19:18 NUMERO 281    marzo-aprile 2009   
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“Libri da ardere”
06.03.2007



“Libri da ardere” di Amélie Nothomb, regia di Cristina Crippa con Elio De Capitani al Teatro Elfo di Milano fino al 18 marzo.


“L’inferno è il freddo” ripete la giovane Marina (una spregiudicata Elena Russo Arman) mentre in una ipotetica città di un ipotetico mondo in cui la guerra è tornata a far visita agli uomini imperversa la desolazione della morte e dei bombardamenti. Il freddo attanaglia le esistenze di Daniel, amante di Marina e assistente universitario, e del Professore, titolo accademico che cela il vero nome mai menzionato di un Elio De Capitani particolarmente in forma e convincente. Per sopravvivere e scaldare casa si ardono i libri della biblioteca del Professore, dopo dura cernita in una sorta di gioco della torre in cui decidere degli scritti di chi si possa cominciare a fare a meno. Giunti all’ultimo libro la questione si fa esistenziale e il libro diventa simbolo dell’umano, dell’esistenza che si oppone alla morte e alla guerra con un barlume di senso e sentimento. Non resta che passeggiare nella piazza in attesa dei colpi di un cecchino.
Ottima rappresentazione del bel testo dell’enfant prodige Nothomb, ora donna in carriera tutta letteratura e best seller dove miracolosamente riesce a salvaguardare l’essenza dell’arte nei meandri di una produzione ormai serrata.
Un percorso iniziatico in cui Peter Pan diventa adulto e scopre che l’Isola Che Non C’è in realtà esiste eccome, è l’uomo, le sue elaborazioni culturali, la sua voglia di vivere con senso. Folate di ironia caustica stupiscono il pubblico per primo che si ritrova a sorridere del destino amaro dell’uomo, colpisce in seconda battuta che mademoiselle Nothomb, donna neppur tanto navigata di vita per l’ancor giovane età in cui compose, sappia rappresentare tanto bene l’universo maschile così rissoso e cinico. D’altra parte lo studio registico di Cristina Crippa, esimia fondatrice del circuito teatrale Elfo, fa buon gioco all’autrice belga salvaguardando ironia e simbolismo e rendendo l’ora e mezza di spettacolo una seduta psicanalitica postmoderna.
Da guardare per meditare.



Daniele Stefanoni




Daniele Stefanoni


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